Word cancer day: cambiare le parole sulla malattia
Quando parliamo di cancro non ci sono né vincitori né vinti, non è una guerra su un campo di battaglia. I pazienti vengono definiti “guerrieri” o “combattenti”, ma non tutti si sentono così e questo peggiora la condizione psicoemotiva riguardo il percorso di cure.
Inoltre spesso, credendo di dare conforto, le frasi più usate verso i malati sono “fatti forza”, “succede a tanti”, “ non ci pensare”, “passerà”.
E se non ce la fanno? Questo vocabolario bellico rischia di far sentire in colpa, come se chi peggiora non avesse “lottato abbastanza”, come se non avesse fatto del proprio meglio.
Non esiste un manuale, un modo giusto in assoluto per stare vicino ad un paziente oncologico, ma chi è malato non deve sentirsi solo, tanto meno sbagliato.
La diagnosi di cancro spesso rende la malattia totalizzante: diventa la nostra identità – sono un malato -, diventa l’unico argomento di conversazione. Così si appiattisce il mondo e chi si trova ad affrontare questo percorso, non vive altro che la malattia.
Il consiglio da parte di chi ha già battuto questo cammino è di essere empatici, restare in ascolto con rispetto e senza giudizio, e non parlare solo della malattia perchè la vita DEVE continuare, il cancro non deve fermarla.
Le parole contano più di quanto si possa immaginare, usiamole per fare la differenza!